Aprile

Quando Marzo se ne va, da tre anni a questa parte mi lascia sempre un po’di malumore. Quest’anno si porta via sinusiti, tonsilliti, raffreddori e molte visite mediche. Amicizie nuove e promettenti e minifughe romantiche. Ma quando se ne va, una puntina d’ansia la lascia sempre. Perchè poi arrivi tu, Aprile, nella tua giacca verde e quel cappello bohem,  e un po’ di male me lo fai sempre. Questa volta peró mi abbracci in segno di pace, penso io.  Voglio crederti. In fondo è bello dare una seconda possibilità. Perchè dandola agli altri, la si dà anche a noi stessi.

Marzo

Febbraio è volato, come ogni anno, un po’ sciocco arriva Marzo, che mi sorprende mentre mi sto asciugando dalla pioggia battente ed incessante, prima di prendere l’ultima medicina.Mi dice, accendendo il phon per aiutarmi, che quest’anno non mi porterà viaggi oltreoceano, ma cene piene di amici, una bimba tutta nuova, dei concerti interessanti, barbe incolte, felpe rosse, letti gialli, abbracci di frescolana e, mentre continua a fare la lista, io lo guardo da sotto l’aria calda che mi spettina i capelli. E rido.

Ben arrivato mio caro Marzo.

Febbraio

Gennaio esce di scena, portandoci il freddo che Dicembre, indulgente, ci aveva risparmiato. Freddo fuori, ma caldo dentro, come una tisana alla liquirizia, che quando la bevi ti riscalda e ti depura. Gennaio freddo si mette la sua sciarpa verde, in strada ormai, mi fa l’occhiolino, mentre indossa il cappotto. Nemmeno il tempo di chiudere la porta che Febbraio, corto, colorato e imbacuccato esce dalla cucina, porgendomi delle frittelle e  rassicurandomi sul fatto che Marzo arriverà prima di quanto io possa pensare. Febbraio non è arrabbiato con me, lui lo sa che ho bisogno della primavera, per questo, prima di sedersi in salotto mi guarda, si avvicina e mi dà un bacio sulla fronte.

Gennaio

Dicembre mi saluta da lontano, con quel maglione addosso, che sembra cucito su di lui, rosso e blu. Dicembre ha portato regali, la maggior parte inaspettati. Amore e calore. Dicembre quest’anno non è stato ostile, ma anzi cordiale e generoso. Mi siedo davanti al camino, con un bicchiere di vino buono, aspetto il capodanno, il fragore, le urla e le risa. La notte scorre lunga e ubriaca.

Con la sciarpa, il cappello e i guanti eccolo lì alla finestra Gennaio, che non tarda ad arrivare, con ancora addosso le stelline da festeggiamenti perchè quest’anno, Dicembre, non se ne vuole mica andare. Ci scambiamo un lungo sguardo d’intesa. Annuisce. Annuisco. Ma sono certa che non abbia capito una ceppa.

Dicembre

Novembre finalmente se n’è andato sbattendo pure la porta, l’insolente. Se n’è andato (finalmente) antipatico e nervoso (Novembre). Con lui se ne vanno delusioni e cattiverie, malesseri e fatica.

Avvolta nel mio plaid blu notte mi preparo ad accendere la tv e godere delle mie serie tutta soddisfatta quando, d’improvviso un vento gelido mi rabbrividisce. Eccolo lì Dicembre. Non lo guardo neanche, stanca e rassegnata. Sbuffo. Mi guarda con aria di sfida. Tengo lo sguardo verso la televisione. Dico con fermezza, ma con voce bassa che lo odio a lui, bello di casa. Che porta il freddo, il gelo, il vento, le labbra screpolate, il Natale e il capodanno.

“Si. Io ti odio”

“Mh” risponde “mi siedo qui?”.

“Si”. E alzo il volume.