L’ onda

Ho attraversato periodi difficili nella mia vita, periodi che mi hanno portato lontano, che mi hanno portata qui, ad essere la donna che sono. Credo di essere stata abbastanza brava nel riuscire a non perdermi d’animo davanti alle intemperie della vita, ma ancor di più a non perdere mai di vista me stessa. Ho lavorato molto su di me, sempre, in ogni occasione, per tentare di essere la donna che avrei voluto.

Ho fatto molta strada, eppure adesso mi sembra di essere tornata al punto di partenza. Mi sono scervellata su questa cosa, presa dal panico del non aver imparato nulla. Poi ho guardato la mia vita in maniera macroscopica e ho capito che molte cose che ho voluto imparare, molti atteggiamenti di me stessa sono effettivamente cambiati, altri invece ancora no. Ho capito di essere un’onda.

Ecco. Io sono un’onda. Sono nata in mezzo al mare, strada ne ho fatta molta, spinta dalla volontà di migliorarmi. Mi sono infranta sulla sabbia, sono arrivata lontana. Ma poi: la risacca. Non sono tornata al punto di partenza, semplicemente delle cose le ho interiorizzate (la strada sull’acqua) altre invece le ho capite senza farle mie (la strada sulla sabbia e il ritorno al mare).

Presto sarò di nuovo onda che nasce nel mare. Imparerò ancora. Migliorerò ancora.

Sperando un giorno di diventare un mare estivo, calmo, caldo e rilassato.

La mini me

Scrollavo annoiata instagram, quando vedo la foto di una mia amica con una bambolina che la raffigurava precisamente e nei dettagli. La contatto subito. Mi dice che si tratta della “mini-me” e di contattare Giuliana nel caso ne volessi una.

A breve sarebbe stato il compleanno della mia migliore amica. La mia migliore amica ha due soprannomi:

Bambolina

Mini-me

Avrei sbancato tutto con il migliore dei regali al mondo.

Contatto senza indugi Giuliana via whatsApp, all’inizio molto fredda. Era subito dopo Natale, quante ne avrà avuti di contatti finiti nel silenzio? Quando capisce che davvero sono intenzionata ad avere la Mini-me si scioglie. Inizia a riempirmi di domande su di me sulla mia amica, come se ci dovesse mettere l’anima in quella rappresentazione, inizia a chiedermi le foto per la riproduzione. Giorno dopo giorno mi scrive, per farmi vedere i progressi e iniziamo a chattare come due vecchie amiche. E poi dice una frase bellissima. Poi dice “La cosa che mi piace di più (a parte fare le Mini-Me) è conoscervi. Studiando a fondo le foto mi sembra di conoscervi da sempre”.

E lì, Giuliana mi conquista definitivamente, inizio ad immaginarla tra le righe che mi racconta di sè, perché Giuliana ormai, è come se mi conoscesse. Immagino lei, il foglio primogenito adolescente, e il secondo che ancora se lo gode in fase preadolescenziale, il marito. La immagino mamma, la immagino moglie, la immagino inventarsi un lavoro perché “sono una donna e ho un dono, saper usare le mani” e Giuliana lo fa. Lo fa con il cuore. La immagino costruire la Mini-me per la mia migliore amica, guardandola con un po’ di dolore, perché ha subito una perdita e il suo dolore ha attraversato una chat, ha attraversato 1400 km e mi ha invasa. L’avrei abbracciata Giuliana. Perché Giuliana ci mette se stessa nelle sue creazioni. Quello che crea non è una bambola, ma coglie l’essenza di ognuno di noi e lo trasforma in un mini noi, così carini e così simili. E questo può farlo grazie alla sua grande empatia.

Nel caso in cui vogliate ritrovarvi bamboline o bambolini, ricordatevi che Giuliana esiste, si trova nel suo “piccolo angolo di lavoro” per regalarvi un grande sorriso.