Febbraio😊

Tra nobiltá e borghesia, spacciatori e professori, zombie e apocalittici, lupi e vampiri, spacciatori colombiani e adolescenti in crisi, rapita dalle mie serie tv sotto un bel plaid arancione, accoccolata al mio cane-Poldo, mentre fuori piove forte, assaporo la serenità.
Ed è in questo clima che dalla cucina esce Febbraio, con due tisane bollenti e un sorriso che rimette al mondo lo spirito. Metto la tv in pausa.
Febbraio si sdraia con la testa su di me e io lo accarezzo. “Stai bene?” Si, rispondo. E sprofondando un po’ la testa sul cuscino sento le labbra distendersi in un sorriso silenzioso e spontaneo. Premo play, curiosa di vedere una nuova puntata della mia serie preferita.

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Lisbona, Lisbon, Lisboa

Quando arrivi a Lisbona capisci subito due cose. La prima è che il comune deve avere un’assicurazione molto vantaggiosa, poichè tutti i marciapiedi sono in sanpietrini lucidi in salita e discesa che San Francisco levate, infatti c’è un tasso di gente con le gambe rotte molto alto. Se piove è finita.

La seconda è la ginjinha, il liquore alla ciliegia che ti danno a shot a 1€ ad ogni portone.

Lisbona ha quel tipico sapore arabo, ma con un’eleganza propria portoghese. I borseggiatori sono zingari, ci dicono i locali, così come quelli che tentano di venderti hashish, marijuana e coca ad ogni angolo e ad ogni ora del giorno e della notte. “Non vi fidate, sono zingari che vendono rosmarino e zucchero, se volete dategli una sberla”. Ok. Anche a sto giro ci si droga domani e si manda avanti la rissa.

Un modo per girare rapidamente Lisbona sono i tuktuk tour. Con meno di 50€ (quindi 25€ a persona se siete in due, ancora meno se siete in tre) sali su un’ape Piaggio e per un’ora e mezza hai a disposizione una guida della città. Noi siamo stati molto fortunati, abbiamo trovato Sonny, padovano ormai a Lisbona da diversi anni. Una guida incredibile (con tanto di ginjinha nel mezzo).

Gli abitanti di Lisbona sono gentili, sempre disponibili ad aiutare il turista, parlano tutti inglese o spagnolo o francese, non cercano mai di fregare, ma anzi, mettono sempre in guardia dai pericoli in cui si puó incappare. Proprio come in Italia, insomma.

Sentono molto la fede cattolica, il loro santo è Antonio, da Padova, che in realtà ho scoperto essere di Lisbona, a Padova ci è solo morto. Nella seconda settimana di giugno c’è una festa in onore di sant’Antonio che riempie le strade di colori, griglie e tavoli, dove si puó mangiare in ogni angolo e dove anche gli abitanti delle case al piano terra servono la ginjinha.

I simboli di Lisbona sono: il gallo, il fado e le sardine. Sardine ovunque. Sardine in una quantità mai vista prima. Sardine che uno dei negozi di souvenir più importanti è come il negozio m&m’s a New York, ma pieno di scatole di sardine colorate.

Alfàma tra tutti rimane uno dei miei quartieri preferiti, piccoli vicoli in cui perdersi e ritrovarsi (sbronzi di ginjinha). Molto bello il museo Berardo, per chi ama l’arte moderna. Per una gita fuori porta Sintra è un capolavoro. C’ha ammazzato, ma ne valeva la pena.

Lisbona con le sue mattonelline sui palazzi (le azulejos), con le sue salite, con tutti quei cazzo di scalini, con la street art, ti conquista. Rimane un delizioso angolo di terra, un piccolo dono da scartare, per chi non ha più di 3/4 giorni da stare fuori.

Maggio 2.0

Con l’ombrello giallo corre verso di me Maggio, mentre Aprile va via lanciandomi un bacio da lontano.

Piove forte e io non ho come coprirmi.

Maggio mi raggiunge, mi cinge le spalle con il suo braccio e io mi sento al sicuro. Mi sorride, mi accarezza la testa, proprio come piace a me.

Sento il suo calore entrarmi nelle ossa, lo guardo dritto negli occhi e annuisco.

Sono pronta.

E iniziamo a correre, coperti dal suo ombrello. Il suo ombrello giallo.

Blu

Abbracciata dal buio, stretta nel piumone, sfoglio con le dita i miei pensieri.

Distratta dal tuo sonno, dal respiro profondo di chi sogna, discorro la giornata in ogni sua forma. Conosco questi sintomi, voli pindarici di pensieri. Spio il sonno dei cani, questa volta.

Sintomi di lieve ansia forse insonnia che fa capolino dall’oscurità e che cerco di respingere giù.

Il buio mi accarezza e io tocco ancora con le dita ogni singolo pensiero.

Canticchio silenziosamente una canzone. Pioggia battente. Chiudo questa giornata. Bastasse chiudere gli occhi. Presto o tardi sará domani.

Dicembre 2.0

Novembre è partito, ha messo in fila le carte per il suo collega Dicembre, che non tarda a battermi la mano sulla spalla. Dicembre è stato sempre “quello del Natale”. Quello del Grinch, quello di Scrooge.

Quest’anno Dicembre sorride. Quest’anno Dicembre, non spaventa, non angoscia, non ha più quel potere di farmi sentire sola. Ho costruito. Ho costruito cose buone e ho distrutto. Ho distrutto senza pietà ció che andava inesorabilmente distrutto. Mi sono circondata di bene. Ho scelto per me il meglio. Ho escluso ció che era tossico. Mi sono riedificata. Il benessere, è vero, non è altro che la volontà stessa di voler star bene, partendo da se stessi, destrutturandosi con dolore e fatica.

E l’albero di Natale, improvvisamente, non è più un nemico.

Ottobre❤️

Settembre gentile e profumato indossa il borsalino per lasciare spazio al mio adorato Ottobre. Sicuramente arriverà, a momenti. Lo so per via del colore della montagna, che piano piano si tinge di autunno. E io lo aspetto, mi sistemo bene davanti allo specchio, i capelli ben pettinati, l’abito blu pulito e profumato. Suona alla porta, non lascio staccare il dito dal campanello che giá ho aperto la porta, come una ragazzina innamorata aspetta il ragazzino dei suoi sogni. Ottobre è lì, con il suo meraviglioso sorriso, la giacca marrone, l’adorabile maglione rosso e una sciarpina gialla, che tira vento e in questa stagione il mal di gola è in agguato. Ottobre è lì e io lo abbraccio. Lo abbraccio forte. Lui mi stringe, mi guarda negli occhi “ho un sacco di regali, per il tuo compleanno, ci penso io a te.” e mi riabbraccia nuovamente, facendomi fare una piroetta.

In sottofondo una canzone di Capossela.

Oh, si. Ottobre, tu sei proprio il mio preferito.

Eccomi a casa

Non si può piacere a tutti. Io ho avuto la sfortuna di non piacere alla maggior parte della mia famiglia. Ci sono voluti molti anni per superare questa cosa. Quando non piaci a qualcuno a cui dovresti piacere di default ti senti sempre l’esclusa e l’abbandonata. E giù complessi che non ti permettono di vivere serenamente. Fortunatamente però, io una famiglia me la sono costruita nel tempo, un branco sgangherato, che mi ha fatta sentire protetta, che mi sostiene ogni giorno e che mi sceglie ogni giorno. Fortunatamente (e lo dico oggi, con leggerezza) le persone tossiche, quelle che ti fanno sentire sbagliata, quelle che ti fanno sentire sempre giudicata e mai libera di esprimere te stessa, perché te stessa non gli piace proprio, se ne sono andate da sole. Come una magia, dove all’inizio rimani perplessa, dove ti senti spaesata, ma poi, giorno dopo giorno, ti rendi conto che erano come un veleno che ti entrava nelle vene, con la loro rabbia, la loro perfidia, il loro opportunismo costante e incontrollato.

Successivamente la loro sparizione graduale io sono migliorata. Questo mi ha portata a riflettere su una cosa importante. L’ambiente. Il nostro ambiente. Quello che viviamo tutti i giorni. Per essere sereni (sereni, non felici, perché è la serenità quella che va conquistata ogni giorno) è necessario partire dalla pulizia del proprio ambiente. Finchè non si avrà il coraggio di rendersi conto che alcune persone sono tossiche, non si riuscirà mai a vivere serenamente, poiché il loro male invaderà e toccherà ciò che tentiamo di costruire.

Pulire il proprio ambiente è fondamentale, riuscire a distaccarsi da chi ci fa male, schermare chi ci fa sentire inadeguati. Questa, a mio parere, è la base per poter mettere fondamenta solide per la nostra esistenza, per la nostra serenità, per quei picchi di felicità che ci meritiamo.

Ho messo i primi mattoncini. Sarò una casa bellissima. Sarò la casa che voglio essere.

Settembre 2.0

Agosto pieno di mare, di grotte, di mostri malvagi e di eroi buoni chiude i battenti, lasciandomi tra le braccia di Settembre, dolce come i fichi e fresco come l’autunno.

Settembre mi carica di lavoro, di cose da fare, ma sa compensare con regali inaspettati e abbracci sicuri. Settembre, con la sua camicia rossa e blu mi sorride, mentre riempie la mia casa di persone nuove e belle, di calore, di persone collaudate e di serenità. Mentre io non me ne accorgo, come un carpentiere, butta le basi per il nuovo autunno.

Così mi affaccio alla finestra aspettando che la montagna diventi rossa e gialla, il gatto mi passa sotto il mento sul davanzale, l’aria è fresca.

Com’è buono il profumo dell’autunno.

Agosto 2.0

Luglio si congeda con un sorriso di tenerezza, un abbraccio che viene da lontano. Luglio è stato molto buono con me, mi ha protetta, mi ha addolcita e mi ha rasserenata. Adesso lascia spazio ad Agosto, che un po' mi spaventa, che un po' mi preoccupa, anche se continuo a ripetermi che andrà tutto bene, anche se non posso proprio saperlo. Agosto, con il suo cappello di paglia, é allegro, vacanziero, pronto con la maschera da snorkeling. Sono diversi anni che Agosto non è più quello di quando ero ragazzina. Gli sorrido, nonostante ancora io non sappia se potermi fidare. Lo faró lentamente, giorno dopo giorno, con un po'di attenzione in più. Intanto, comunque, al mare ci vado, mi butteró e nuoteró. Alla fine si vedrà.

Luglio

Giugno mi ha portata al luna park. Sulle montagne russe mi ha fatto fare diversi giri, tanto da sentire i vuoti d’aria e la paura delle discese per poi risalire con l’ansia della nuova caduta verso il basso. Giugno è stato emozionante, che dire, mi ha congedata con un pensiero di speranza, di serenitá. Di possibilità. È con questo lascito che Luglio entra in casa, con una serenità riscoperta, dove io ho ritrovato il mio centro assoluto, dove ho risentito le mie radici piantate nel terreno. Luglio mi abbraccia mi sorride e mi guarda negli occhi con sincerità. E io voglio godermelo, oggi. Domani si vedrà.