Limone senza limone

Lui nasceva tre anni dopo di me. Ed era cresciuto bene. Diciamo che quando lo vidi non lo notai per la cultura, nè per lo sguardo intellettuale.

Mi limonò.

Credo. Mi baciò per alcuni minuti. Ma non usando mai la lingua.

Mi limonò senza limone (?!).

Io so bene che vi starete chiedendo come si fa. E dunque, voi immaginate di baciare qualcuno come per limonarlo, trattenendo la lingua. Siete ancora perplessi. Lo sarete ancora, fino almeno alla fine di questo racconto, poi non ci penserete più. Ma così fu. E anche io rimasi perplessa, in quella fredda sera di Gennaio.

Mi chiese di uscire dopo un po’ che ci conoscevamo, propose un film al cinema. Io non sono un’amante di questo tipo di primo appuntamento; è diffcile, non puoi parlare, non hai la confidenza per smanacciare e l’abbraccio è fin troppo intimo per una prima volta. Comunque ci trovammo in un centro commerciale con cinema annesso, vicino a dove lavorava. Arrivò in divisa e si scusò, ma onestamente era proprio bello. Vedemmo un film. Lo vedemmo sul serio, lui a braccia conserte nella sua poltroncina, io confusa nella mia, in religioso silenzio perchè al cinema mica si chiacchiera.

Sotto casa parlammo ancora un po’, delle sue ambizioni, dei miei lavori, dei suoi studi, dei miei interessi, fino a quando le sue labbra si poggiarono alle mie. Da qui il limone senza limone di cui sopra. Che poi, ma cosa vuol dire? Che mi limoni ma con distacco? Che è un bacio a stampo molto passionale? Che ci stai andando piano? Che sei timido? Che non ti piace l’umidità? Cosa cazzo vuol dire limonare senza lingua???

Ancora oggi me lo sto chiedendo.

Il secondo e il terzo appuntamento furono un copia incolla del primo. Finito il film limone senza limone. E a letto.

Al quarto cinemino lo invitai da me per vedere un dvd.

Una volta nel mio salotto studiò quale film vedere. Scelse Fight Club, perchè non lo aveva mai visto. Un laconico MAH. Ma non fu questa la cosa peggiore: al minuto 13 russava sul mio divano. Si, lui si era addormentato guardando Fight Club. Tentai timidamente di svegliarlo, con scarso successo. La verità è che ero decisamente molto più impegnata a cercare la mia autostima sotto al tavolo, sotto al divano, nella cuccia del cane, ma niente, pareva sparita. Lui dormiva sul divano di casa mia. Russava. E no, io non lo avrei svegliato, sarei andata a letto, prendendo le distanze. Cercai, eccome se cercai, ma nemmeno in camera trovai la mia autostima.

Il mattino seguente mi svegliai molto presto, avevo pur sempre lasciato un uomo sul mio divano e la cosa mi lasciava ancora più perplessa dei limoni senza limone. Ancora vestita dalla sera precedente uscii dalla camera, attraversai il corridoio e un po’ come si spizzicano le carte a poker mi affacciai in salotto. Signori e Signore, lui era lì. Lui, con il sonno dei giusti sugli occhi. Durante la notte ebbi tutto il tempo di riappropriarmi della mia dignità, almeno quella, tanto che non esitai a svegliarlo. Era tempo che andasse a dormire altrove.

Lui si svegliò sorridendo, si alzò, facendo quattro chiacchiere.

“Sei bellissima” disse. Raggiunse la porta, la aprì. Prima di entrare in ascensore si avvicinò a me, mi afferrò e mi limonò. Con il limone questa volta. Un bacio intenso, morbido, gentile e buono. Che ovviamente ricambiai con piacere.

Sorrise ed entrò in ascensore.

Ovviamente, non lo vidi mai più.

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BigBat

 

 

Lui era bellissimo. Proprio quello stereotipo di uomo che qualunque donna vorrebbe sbattersi per questione di mera autostima. Atletico, ma non palestrato, alto ma non altissimo. Abbronzato, ma abbronzatura da sport. Naso a punta, ma molto maschile. Occhi castani, ma sguardo pentrante. Bicipiti, addominali, glutei, pettorali, quadricipiti, dorsali, quadricipiti femorali da manuale accademico di medicina. Pisello GROSSO, ma non di quelli che spaventano.

Insomma, BigBat, ad una prima occhiata, era l’uomo perfetto.

Primo appuntamento: cena in enoteca. Molti interessi, molte risate, molti sguardi complici.

Secondo appuntamento: essendo io impegnata precedentemente, lui attende, mi raggiunge, finiamo la serata insieme con una gran ciuccione e un “te l’appoggio” che presagisce grandi prestazioni.

Terzo appuntamento: aperitivo/compleanno del suo amico. Successiva cena tête-à-tête e che fai non lo inviti a salire?

Siccome a questo punto della storia eravamo al terzo appuntamento e non si sa come abbia fatto a non saltargli addosso fino ad ora, salì.

E volete sapere come fu?

Io non me lo ricordo. Ero troppo sbronza. Sia di tanta bellezza che di tanto vino. Sì perchè tra cin cin, tanti auguri, brindiamo noi, brindano loro e poi la cena, senti che buono questo vino, altro cin cin, altro brindisi a noi e uno a me e uno a te, sono tornata a casa che non è che ci capissi più di tanto. Ma so per certo che in quella camera sono successe molte cose di cui posso andare fiera.

Rimase a dormire da me, BigBat. Dormimmo fino a tardi. Ricordo di aver aperto gli occhi e aver visto la punta di quel naso perfetto, la spalla, il bicipite e così via.

Il caffè appena uscito, bevuto tra le lenzuola. I sorrisi, il sesso (e me lo ricordo. Ricordo anzi di aver fatto una lezione di anatomia approfondita “ah, quindi è così che è fatto sto muscolo qua eh?”), l’abbraccio.

E non lo vidi mai più.

Se ne andò con questa frase “ma quando tu vai al cinema e vedi un film bellissimo, poi mica lo vai a rivedere no?

Racconti sul cesso?

Sai quando ti capita di essere in ritardo per un appuntamento ma la tua amica ti deve parlare, e allora tu stai finendo di prepararti e sei in bagno perchè ti stai truccando e le dici “mi tieni compagnia?” e lei accetta e cosa fa? Si siede sul cesso. È inevitabile, mica ti siedi sul bidet. Chiude il water e si siede li. Come a scuola, nei bagni delle medie.

Oggi è molto più facile whatsapparsi dal cesso, andiamo chi non lo fa?

E quindi finisce che la maggior parte delle condivisioni tra amici e amiche, avvenga nel cesso. Che tu ci stia sopra, al cellulare, o che tu ci sia semplicemente seduta mentre la tua amica si trucca, il cesso è il protagonista indiscusso delle maggiori epifani di tutti noi.

Così è successo a noi. Due donne piene di domande che si confrontano, che si rispondono e che sopratutto generano continue storie, a volte assurde, talmente assurde che… saranno vere?