Il boia del cuore

Non è facile lasciare. C’è chi dice che è molto più facile di essere lasciati. Ma se ci pensate bene, lasciare ti mette già nella condizione di essere la merda, la stronza o molto più spesso la troia. Spesso si creano fazioni di pro e contro, tu ascolti tutti, ma sai già la risposta. La fine di una storia importante la vivi lentamente, capisci da tanti piccoli segnali che Lui  non è più tra le tue priorità, tra le tue attenzioni. Lo senti scivolare via piano piano. Sono le piccole cose di cui non ti vuoi accorgere ma che esistono. Improvvisamente un complimento fatto da uno sconosciuto diventa una bolla d’aria, la distrazione di un attimo ti porta nuovamente a sognare e ti rendi conto che non ridi da quanto? E, ancora peggio, da quant’è che non ridi con Lui? Ma no, sarà solo un momento di crisi. Aspetta, ma quand’è stata l’ultima volta in cui abbiamo fatto l’amore.. e che mi è piaciuto? E allora con grande coraggio ti guardi l’anima, capisci che stai per smontare tutto quello che hai desiderato e costruito, per ripartire da zero, lo affronti e come un kamikaze fai brillare tutto quello che ti sembrava di avere.

Altra storia è lasciare qualcuno dopo un po’ di frequentazione che proprio non ce l’ha fatta a scoccare la freccia, lo fai a cuore più leggero, personalmente con un pizzico di insofferenza, si dai, sono tre mesi e mi annoio. di cosa stiamo ancora qui a parlare?

Poi ci sono le storie vorrei ma non posso, dove tutto era perfetto sulla carta, ma nella realtà non c’è proprio una sega di perfetto. Magari fisicamente va una favola, i presupposti ci sono tutti, è quasi tutto perfettto e meraviglioso ma niente, alla lunga vi detestate in egual misura. La tiri avanti, perchè in cuor tuo quella carta canta e canta tutte le canzoni della Disney, ma puntalmente la realtà ti rutta addosso la cipolla del giorno prima. Ci provi fino alla fine, ma niente, arriverai a dover fare i conti con il granchio che hai preso, lo guarderai negli occhi e ci farai le pennette.

Infine ci sono le volte in cui tu vuoi solo fare del sano sesso e Lui invece no. Decide di volere di più, di provarci e corteggiarti e tu non fai altro che pensare “ma può essere che sempre al momento sbagliato l’uomo perfetto?” perchè tu proprio non ne vuoi sapere, ma capisci presto che se fosse davvero l’uomo giusto non ci sarebbe momento che tenga, ti travolgerebbe e ti lasceresti servire da tutto questo corteggiamento folle. Dunque, a malincuore, perchè scopava proprio bene e in un momento diverso forse… lo guardi negli occhi spezzandogli il cuore, soprattutto togliendogli quel romanticismo, quella voglia di corteggiare che ha dimostrato, praticamente, sai che lo stai rompendo definitivamente per quella che si innamorerà di lui e che patirà le pene dell’inferno.

Dire addio non è mai facile, nè da una nè dall’altra parte, ma essere il boia di una storia lunga o breve che sia è sempre una gran rottura di cuore.

Ma del resto si sa, dopo non si videro mai più.

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#15

Lui ” Come stai?”

Lei “Mah, insomma…”

Lui ” Guarda non me ne parlare! Sapessi io! Oggi proprio nera! Sono stanco, mi fa male tutto e sono triste. Ah alla cena ci pensi te, vero?”

La mia primavera

Avevo da poco compiuto 18 anni, da due anno ero perdutamente innamorata di un ragazzo molto più grande di me, che per limiti di legge non mi aveva chiesto mai di uscire. Un bel giorno di aprile, lo incontrai nel solito bar in cui lo pedinavo, si avvicinò, mi salutò, mi offrì un caffè e d’improvviso, come il sole che esce dopo un temporale, mi chiese un appuntamento per la domenica successiva. Non stavo nella pelle, passai i tre giorni prima della data X a pianificare con le amiche ogni dettaglio: come vestirmi, come pettinarmi, come truccarmi, cosa avrei detto e quando. Il sabato sera non riuscivo a prendere sonno, agitata ed emozionata com’ero. Finalmente, quel giorno tanto agognato era arrivato. Mi sembrava di essere Cenerentola che sognava il ballo al castello, mi mancavano solo i topini e gli uccelletti. Caddi in un sonno profondo e al mio risveglio purtroppo fui colta da una acerrima nemica: l’allergia.

Occhi gonfi, starnuti e tossina malefica. Erano le 10 e alle 15 avrei dovuto vedermi con l’uomo che pensavo sarebbe stato il mio principe azzurro (avevo diciotto anni, non sottovalutatelo). Cercai di mantenere la calma e prima di pranzo presi un antistaminico. Si. povera bimba innocente. Presi un antistaminico. Intorno alle 14.30 ero in stato catatonico.

Dove mi appoggiavo dormivo. Mia madre provò a suggerirmi di non uscire, ma giammai, avrei spostato QUELL’appuntamento.

Lui arrivò puntualissimo sotto casa, scesi, convinta che l’eccitazione mi avrebbe svegliata, da qualche parte le mie endorfine avrebbero dato scossoni neurologici agli effetti collaterali dell’allergia. Ne ero certa.

Sbagliavo.

Mi portò in un parco, sdraiati sull’erba lui mi parlava e io pensavo solo a come fare a non dormire. Pensavo che meno male che avevo preso l’antistaminico, circondata da ogni albero e fiore com’ero. Cercavo di elargire grandi sorrisi ma non risucivo davvero a seguire il discorso.

ma tutto bene?” “ sisisisisiisi benissimo, perchè?” “no… mi sembri strana… ti annoi?” non ricordo altro.

Signori, mi addormentai.

Mi risvegliai non so quanto dopo con lui seduto accanto a me, ricordo nitidamente che disse sorridente “ammazza quanto russi!” e quel che è peggio aggiunse “dai piccolina, ti riporto a casa dalla tua mamma, è bene che dormi” con un tono terribilmente da fratello maggiore.

Mi sentii una bambina scema, con lui tanto grande e tanto uomo, ai miei occhi.

Lo rividi, lo rividi eccome, al bar, ma non lo rividi mai più da sola, in un prato, durante un appuntamento.

Coccolati

Quella sera ricordo che gli mandai un messaggio.

“Stasera mi spiace, ma devo rinunciare al nostro appuntamento.” 

Mi giravano talmente tanto le palle che lanciai il telefono sul divano, avevo disdetto con Lui per una giornataccia che mi aveva fatto desiderare con tutta me stessa, uscita da lavoro, una fermata in erboristeria e una chiamata alla mia amica “ti aspetto alle 22 per film e popcorn”. Quando una donna si ferma in erboristeria con il malumore più o meno è come quando uno fa la spesa che ha fame. Le erboriste se ne accorgono e con quel loro fare da crocerossina ti vendono anche tua madre, che non ti serve perchè ce l’hai e anzi ti avanza pure.

Tornai a casa verso le 20, nemmeno mi preparai la cena inizia a impiastricciarmi. Decisi di iniziare dalla buffa maschera per capelli, solida, attaccata ad un bastoncino, che andava sciolta lentamente in un barattolo di acqua bollente; questa operazione poteva richiedere fino a cinque minuti, dicevano le istruzioni. Mentre la giravo, la cosa solida si scioglieva, prima oleosa, poi sempre più bianco-gelatinosa, acquisendo la consistenza che qualsiasi donna sciocchina come me avrebbe accostato a… si si, lo state pensando pure voi, vi vedo.

Una volta sciolta, rimasi in reggiseno e pantaloni, per non sporcare la maglia, e iniziai ad impiastricciare questo composto di cui tutti abbiamo capito la consistenza sui capelli.

Bene, sembravo appena uscita da una gang bang.

A quel punto, nell’attesa dei venti minuti di posa, misi anche la nuovissima maschera per il viso al mirtillo e menta, che uno lenisce, l’altra rinfresca.

La maschera cominciò presto a bruciare l’epidermide come fosse acido, per cui andai di corsa a toglierla, mi finì negli occhi e mentre ero lì a maledire me e le mie idee zen suonò il citofono, la mia amica era arrivata, meno male. Aprii la porta e tornai in bagno, mezza cieca, con i capelli impiastricciati e la maschera che mi aveva arrossato a chiazze il viso, sentii la porta sbattere, andai verso l’ingresso e. E. E Lui era li, davanti a me, seminuda, con la faccia a pois e i capelli che manco fossi uscita da un giro di bukkake.

Era andata così: “stasera mi spiace, ma devo rinunciare al nostro appuntamento.” Mi giravano talmente tanto le palle che lanciai il telefono sul divano, ma senza curarmi che il messaggio fosse inviato, quindi, Lui, ignaro venne a prendermi, citofonò e sentondo aprire senza dire “scendo” salì.

Scoppiò a ridere. Si girò e se ne andò, imbarazzatissimo.

Non lo rividi mai più, e dopo aver passato due giorni dico due a cercare di lavare via quella maschera dai capelli non rividi mai più nemmeno quella stronza di erborista.

 

 

 

Giugno

Maggio va via, si porta con sè tante conclusioni, tante fini, cerchi che si chiudono, tante paure. E tante ne porta Giugno, con le sue novità, con i suoi nuovi cicli. Con le persone che ho guadagnato e quelle che sono rimaste indietro. Giugno, lo so, non sei tu il mio mese, ma ti lasceró passare, standoti a guardare. Giugno, con il tuo cappello bianco, io ti faccio arrivare, ti faccio assestare, mi faccio amare e mi faccio abbracciare.

Ma non sei tu il mio mese.