L’importanza di chiamarsi Elfo

Ci conoscevamo da molto tempo, ci trovammo vicini nel dolore, ci piacemmo. Era un uomo diverso, mi supportava. Mi aiutava. Era gentile. Mi baciò una sera d’autunno, dopo avermi salvata da una nottata di quelle hard core.

Ci andava piano, Lui, pianissimo, come me, che rifiutavo ogni idea di relazione. Non sbagliò nulla. Né una parola, né un gesto. Scalfì il mio scudo. Scherzavo sul fatto di essere un piano B. Sapevo che non era il momento per nessuno dei due di essere un piano A, ma il piano B era un buon compromesso. Mi dava il suo coltello se il mio non tagliava, senza che lo chiedessi. Mi telefonava, solo per sapere come andava la giornata. Bevevamo vino e ridevamo. Mi ascoltava e mi ammoniva: “basta con i disagiati, abbiamo detto basta. Abbiamo detto che meritiamo di più”. Gli credetti. E nell’istante in cui lo feci sparì.

Non si videro mai più, perché lo presi davvero in parola. “Basta con i disagiati”.

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