Il Raphus Cucullatus

La storia che vado di seguito a narrare, esce da ogni schema. Si distanzia da ciò che ho vi ho raccontato fino ad oggi. Si distacca da ciò che ho vissuto fino ad oggi. Quando arriverete al finale, non fatevi troppe domande, perchè vi assicuro che  me le sono fatte già io, senza arrivare a nessuna risposta. Questo racconto è inoltre vietato ai minori di 16 anni. Nonostante sembri scritto da una Sandra posseduta da una bimbaminkia.

Lui era proprio un bel tipo. Modaiolo qb. Hispter qb. Divertente, gran bel sorriso, gran begli occhi neri, profondi, buoni e gioviali. Ultimamente non stava benissimo, bisogna premetterlo, brutte storie sentimentali, brutti risvegli da sogni che sembravano reali, ma insomma, venne a casa mia. Portò un buon vino, preparai un aperitivo. Chiacchiere, molte, risate e filosofie. Gli guardavo le mani e le immaginavo un po’ dappertutto addosso a me, tanto che Lui se ne deve essere accorto perchè ad un certo punto me le sono trovata sul culo con tanto di lingua in bocca. Signori, che bacio. Che passione, la lingua spingeva sulla mia e la mia sulla sua, la lingua deve spingere, altirmenti vuol dire che non c’è presa. Sissignori, spingeva eccome. La lingua.  Mi trovai seduta su di lui. Le sue mani, quelle mani, si, quelle mani erano addosso a me, dentro di me, quelle mani così belle. Quella bocca, così bella, era sul mio collo, tirato. Ogni singolo nervo era attento ad ogni cosa, ad ogni respiro, ai suoi denti sulla mia pelle, alla sua mano sul mio seno e all’altra mano, beh. Sissignori la sua mano BEH. Mi prese, mi alzò e appoggiò il suo bacino al mio.

UOHUOHUOH. DINGDINGDING JACKPOT.

Gli slacciai con foga i pantaloni e.. “ma ciao” eccomi davanti al leggendario Raphus cucullatus, uccello mitologico maestoso, nerboruto, grande e grosso, raro modello  con becco a banana, di cui tanto avevo sentito parlare.

DINGDINGDING JACKPOT.

Mi stavo mentalmente già sfregando le mani, ripensavo alle volte in cui avevo disquisito con amiche e amici ornitologi sul fantomatico uccello dal becco a banana, credendolo ormai solo una leggenda. Il Raphus cucullatus pare che possa dare infinite gioie e infinite soddisfazioni e finalmente, dopo anni, era lì, davanti alla mia faccia felice e sorridente. Insomma, come se finalmente avessi trovato il Bigfoot. Era Big, ma non era Foot. Le sue mani prendevano le mie spalle, prendevano il mio collo, ragazzi, mi voleva, questo è assodato. Ma. Ma. Eccoci al MA. Il suo telefono cominciò a squillare insistentemente, aveva una cena e lo stavano aspettando. Doveva andare. Doveva davvero andare? Si. Si ricompose, mi guardò negli occhi e mi disse che ci saremmo rivisti il giorno dopo, per finire ciò che avevamo iniziato. Durante la sera mi scrisse. Eravamo davvero presi da quell’antipasto, entrambi con una gran fame delle altre portate. La mattina seguente mi svegliai con una strana sensazione. Non tardò il suo messaggio. “Potrei dirti una cazzata, ma voglio essere sincero, non è il momento. Non sto bene, lo sai. So che capirai”. Alzai lo sguardo dal display e vidi quell bellissimo uccello mitologico volare via.

Non lo vidi mai più, esattamente come leggenda narra.

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