Ust_experience

Girovagavo annoiata su facebook mentre la mia amica seduta accanto a me guardava la tv. Ad un certo punto leggo un post sponsorizzato che invitava ad una cena a domicilio. Uno chef che ti arriva a casa, ti cucina e poi se ne va. L’uomo senza tonno. Questo il nome della pagina. Potevo dunque non incuriosirmi? Piena di entusiasmo chiesi alla mia amica se le sarebbe piaciuto. Un sì distratto arrivò dalla mia destra. Bene. Click. Eccomi sul profilo di questo strano personaggio, nella fotina barbuto alla maniera hipster, con in mano un mazzo di carciofi su sfondo giallo.  Click. Messaggio privato. “Ciao, mi chiedevo se ci volesse un mutuo per avere i tuoi servigi e nel caso non ci volesse, come funziona”.

Poco dopo arriva un messaggio dettagliato con un range di prezzo da fissare in base al menù che i commensali avrebbero scelto. L’uomo senza tonno (Ust da ora in poi) avrebbe creato una scelta di antipasti, primi e secondi, una volta scelti avrebbe fatto il preventivo, fissata la data della cena, fatto la spesa e infine cucinato.

Io e le mie amiche abbiamo scelto:

-frittata di ricotta e verdure

-lasagne al pesto fatti in casa con purè leggero di patate e crescenza

-salmone marinato (miele limone ecc ecc) e gratinato con misticanza

L’Ust è arrivato armato di coltelli e macchina per stendere la pasta, con la sua camicia a quadri, ma state tranquilli, niente risvoltini, hipster si, ma fino ad un certo punto. Donne, ricordatevi che l’Ust è pure un bel pezzo di figliolo del sud, quindi, se da ora in poi le specifiche culinarie vi sembreranno dei doppi sensi, si. Lo sono.

Una volta fatta la spesa ha indossato la sua bella divisa da chef, o come ama definirsi lui, scièf, con tanto di nome e cognome ricamato sotto un pettorale.

l’Ust ama il suo lavoro, lo ama in maniera profonda, non è difficile accorgersi della passione e della dedizione che trasuda mentre cucina, dell’attenzione e della concentrazione che mette nei dettagli. Mentre io scacciavo il pensiero “ma anche a letto sarà così?” l’Ust si apprestava a pulire i mazzi di basilico che avrebbe pestato con il suo mortaio. Vigorosamente impugnava e schiacciava, premeva e sminuzzava, aggiungeva olio, per lubrificare e giù di nuovo a pestare e premere. Mentre io scacciavo il pensiero “ma anche a letto sarà così?”.

Lui parla ride e scherza, spiega i piatti, tranne nei passaggi dove la concentrazione è massima, dunque cambia sguardo e si chiude nel suo mondo fatto di dosi, uova e olio d’oliva.

Dopo un’ora e mezza il pesto per le lasagne era pronto. Passo successivo tagliare le verdure per la frittata, che ha deciso avrebbe fatto in forno. Una volta messe le verdure a cuocere era il momento di fare le lasagne. Farina messa a fontana e nel mezzo gli ingredienti, mi fermo alle uova perchè poi la mia attenzione è iniziata ad andare su quelle mani che impastavano, giravano, reimpastavano, acchiappavano e reimpastavano di nuovo. Mentre scacciavo il pensiero “ma anche a letto sarà così?”, solo che purtroppo questa volta l’ho sostituito immaginando di essere io quella pasta su quel piano della cucina, in mezzo all’isola, accanto ai fornelli fai di me ciò che vuoi, prendimi e strapazzami come un uovo, girami e rigirami come credi meglio.

“Sandra, hai un mattarello? Se lo hai dopo la stendo con quello invece che con la macchina” fine della fantasia. E niente questo Ust, così professionale non usa scorciatoie. La pasta viene messa a riposare, mentre si procede con il condire il salmone. “Senti che buona questa senape” mi allunga un cucchiaino che io metto in bocca imponendomi, questa volta, di non fare nemmeno salire nella parte conscia il pensiero che stava nascendo in qualche parte recondita di me.

L’Ust, prosegue, nella sua marcia lavorativa, divertito dal suo mestiere, parla, canticchia, completamente a suo agio in una casa che non conosce, curioso di sapere gli usi e costumi culinari e non, della mia città. Dopo quattro ore di preparativi io ero stremata per lui, che invece senza batter ciglio, come un soldatino, prende il mattarello e comincia a stendere la pasta delle lasagne. Mentre io scacciavo il pensiero “ma anche a letto sarà così?”

A quel punto ho deciso che fosse cosa saggia andarmi a fare una doccia, magari anche fredda.

In perfetto orario arrivano le commensali ed in perfetto orario la cena è pronta. L’Ust ci serve un piatto dopo l’altro con garbo, e spiegazione tecnica. Non c’è che dire, una delle migliori cene mai mangiate.

Insomma, uno chef a domicilio ti fa capire il lavoro che c’è dietro ad ogni pietanza, la fatica di un lavoro che non è possibile fare senza profondo amore, senza curiosità e capacità di entrare nel cuore della gente. Mangiare può diventare un’esperienza da raccontare, oltre che da condividere, quindi gente, lasciatevi tentare, adottate anche voi L’uomo senza tonno per qualche ora, sono certa che non ve ne pentirete. Contattatelo qui: chiedimi@uomosenzatonno.com, ma poi, con una mail così, come non amarlo?

Vostra,

Sandra

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