Flash tutto sommato è un supereroe

Avevo appena 25 anni, ho sempre avuto l’attitutidine ai toy boy, infatti, quella sera dovevo vedere un 22enne. Non ero granchè convinta, anche perchè per raggiungere l’oggetto del mio desiderio (?!?) dovevo fare più di quaranta minuti di macchina. Mi faceva profondamente fatica, ma poi, non poteva venire lui? Ma siccome era un periodo di magra sessuale, pensai di non essere nella posizione di tirarmela. Pensai che alla fine un po’ di sana salsiccia non mi avrebbe fatto male. Per cui mi misi in auto, con l’idea di tornare presto.
Lui non era questo granchè, ma da una rapida liaison, lasciata a metà tempo addietro, sapevo che era ben messo, che poi era l’unico motivo per cui avrei affrontato quei quaranta minuti di auto e musica di mercoledì.
Arrivai nel parcheggio dell’appuntamento alle 21 spaccate, mi infilai nella sua scomodissima auto e come un gatto mi zompò addosso. “niente male, proprio niente male” pensai durante i preliminari spinti, “ci siamo, mi levo qualche soddisfazione, sisi, bravo proprio così. Oh ci siamo” entrò dentro di me, con una gran bella soddisfazione iniziai a lasciarmi andare, iniziai ad ascoltare il mio corpo, che, in festa, stava cominciando a divertirsi sul serio.

“AH.OTTIMO -.-”

Dunque:è vero che volevo tornare presto, ma così era decisamente troppo presto. Due minuti. Due. La durata dell’atto sessuale fu più breve di una canzone di Tenco.
Iniziò a scusarsi, a dire che non sapeva proprio come poteva essere successo -certo, come no- che gli dispiaceva -beh, almeno datti da fare diversamente- quando squillò il suo telefono. Sua madre. “non allarmarti tesoro” iniziai a tirare su gli slip “siamo al pronto soccorso perchè tuo padre urina sangue” iniziai ad allacciare i pantaloni “cerca di venire, ma vedrai non sarà grave” scossi i capelli e misi il rossetto.
“Sarà il caso che tu vada. Io torno verso casa, oh, fammi sapere eh, ma vedrai che saranno calcoli ai reni”.
“E se è un tumore?”
“Ma no, stai tranquillo.”
Scesi dall’auto. Rimontai sulla mia. Accesi la radio. Quaranta minuti dopo ero a casa. Imprecai. Andai a letto.

Erano calcoli ai reni.
Non lo vidi mai più.

Marzo

Febbraio è bene che faccia le valigie e le faccia presto. Come un ladro ha rubato molto, in soli ventotto giorni. È riuscito a prendersi progetti, lavori, persone, la mia barba preferita, persino la mia gatta. No. No Febbraio, non mi mancherai. Non ti guarderò andare via con il coltello sporco del mio sangue, mi siederò e aspetterò il rumore della porta che sbatte, senza nemmeno un ciao.

Marzo profuma di frittelle, ha la sciarpa a righe colorata, il borsalino e si siede vicino a me, strusciando il naso sulla mia guancia. Ma io sono arrabbiata e non ho voglia di smancerie. Marzo mi mette una mano sugli occhi e quando la toglie siamo in cima ad un dirupo, con il paracadute sulle spalle. Ho paura e sono stanca di emozioni così nevrotiche.
“Stai tranquilla biondina, non devi saltare per forza, ma nel caso ti annoiassi, sai come fare.”
Guardo il panorama mozzafiato, da quassù è bellissimo. Guardo Marzo, con i suoi occhi scuri sorridere e lanciarsi cadere all’indietro, nel vuoto. Io invece rimango qua, sul ciglio, a godere il sole, a guardare l’infinito. Respiro profondamente per fare entrare tutto quel verde e quel cielo nei polmoni.
Respiro profondamente. Ancora. Ancora. Ancora. E ancora.

Principe o Principessa?

Maledetta Disney, quante volte lo abbiamo detto e ripetuto?
Siamo state bambine e come bambine abbiamo visto i cartoni della Disney. Tutte queste principesse in attesa del principe azzurro.
Maledetta Disney, siamo cresciute, ma non abbiamo smesso di sognare, di sperare, di innamorarci e di rimanere deluse perchè Lui non si comportava proprio per nulla come questo o quell’altro principe.
Nessuno che ci abbia salvate, nessuno che abbia combattuto contro alcun drago, ma anzi spesso, nemmeno il guizzo di prenotare un ristorante.
Povere noi, povere principesse deluse.
Ebbene, superati i 30 ho capito che no. Non sono una principessa, nè tantomeno esiste il mio principe. Però, c’è un però.
Potrebbe essere che abbiamo sbagliato prospettiva? Ovvero, non è tanto quanto noi ci sentiamo la principessa, ma quanto ci piaccia il principe?
Magari la donna che da bambina adorava Biancaneve è una donna che ama stare in cucina e attende un uomo che non muove un dito per lei, eccezion fatta per il ciuccione che la rianima.
O forse la bambina che agognava di essere Cenerentola (esistono bambine che adorassero pulire e lavare per le sorellastre? è una favola un pò sfigata no?) aspetta un uomo che non ha alcuna voglia di cercarla, ma anzi, manda addirittura il valletto a far provare la famigerata scarpetta.
E di Ariel? che mi dite della Sirenetta? La prima principessa crocerossina, con un principe da salvare che si fa circuire da un’altra sciacquetta.
Comunque, l’unico principe emancipato, che faccia davvero qualcosa per la propria principessa è e rimane Filippo.
L’unico tra tutti i principi a correre in mezzo ai rovi, brandendo la spada contro il drago. Un principe pronto a sposare una contadinella, anche se poi gli dice culo che è proprio la principessa.
Filippo è il principe che non ha paura dei propri sentimenti e non ha paura di affrontare i pericoli per arrivare a limonare la sua donna sopita.
Ovviamente la mia principessa preferita è Aurora, de La bella addormentata nel bosco.
E mi sono resa conto poco prima di scrivere questo pezzo, che il mio uomo ideale è proprio il principe Filippo, impavido, buffo, fuori dagli schemi, ma che sa quello che vuole e se lo prende.
Può, dunque essere, che io abbia sempre saputo quale fosse il mio uomo ideale, fin dalla tenera età, ma che non avendolo associato alla mia favola preferita sia uscita con una schiera di principi di qualcun altra?
Ovviamente ancora il mio Filippo non l’ho trovato, starà forse danzando in un bosco con la principessa sbagliata?
Nel frattempo io, me ne sto qua a sonnecchiare, prendendo di tanto in tanto qualche pesce, da ributtare dopo in mare per non rivederlo mai più.

Il signor Fruttivendolo

Ogni giorno, da diciotto anni, faccio la stessa strada per arrivare a casa.
È necessario passare da questa strada, abbastanza nevralgica, per arrivare a casa mia, più o meno da qualsiasi direzione.
Ecco, in questi anni, ogni giorno, ho visto un fruttivendolo, con il suo camioncino. Capelli mori, non una faccia cordiale e i prezzi alti. Inoltre sta su una strada trafficata e la frutta e la verdura sapranno di smog, quindi diciamo che non mi ci sono mai fermata.
La mia casa era quella di dove vivevo con i miei, quando ero piccola e andavo alle superiori. Negli anni ho visto i capelli di quest’uomo diventare bianchi, ho visto il suo volto riempirsi di rughe. Da ragazzina, tornando da scuola lo salutavo sempre. E lui sorpreso ricambiava il saluto con la mano. Poi ho iniziato a guidare e la macchina era la mia, non quella della mamma. Non mi ha più riconosciuta. Lui conosceva la macchina che passava, non me. Chissà quante auto avrà riconosciuto; ho sempre immaginato che al mio passaggio pensasse “ecco la Toyota che torna a casa, puntuale, le 13,45” e così con ognuno di noi automobilisti. Alle sue spalle c’è il fiume, ma mai una volta l’ho visto guardarlo, sempre la strada, sempre la stessa posizione, giorno dopo giorno, con le mani conserte dietro la schiena, nonostante i capelli invecchiassero, mai una volta l’ho visto parlare con qualcuno, nonostante la pelle accartocciarsi, lui rimaneva immobile. Giorno dopo giorno per diciotto anni.
Oggi, tornando da lavoro, come ogni giorno ho guardato. Ma lui non c’era. In fila, in auto, ho pensato che magari era morto. Ma no, è solo che oggi non c’è. Magari ha la febbre. Oppure è morto. In auto, in fila, ho pensato che lui fa parte della mia quotidianità, come un figurante nella mia vita, da diciotto anni, ma non io per lui. È solo uno sconosciuto, ma quante volte ci comportiamo così con le persone che ci stanno vicine? Insomma, ho pensato a quante volte sappiamo che qualcuno o qualcosa è li, nella nostra vita, ma non ce ne rendiamo conto. Le cose che abbiamo tendiamo sempre a non vederle e a lamentarci di quello che invece ci manca, è l’animo umano, è vero.
Ma io quell’uomo l’ho visto invecchiare e se adesso fosse morto e non lo vedessi più? Quante volte ci troviamo a capire che qualcosa è importante solo dopo che lo abbiamo perso? Non voglio certo dire che per me il signor Fruttivendolo sia stato importante, no, ovvio, ma il parallelismo è presto detto.

La verità è che per un periodo mi sono sentita persa, ho dovuto ritrovare il centro di me stessa a causa di molte cose e persone che sono transitate nella mia vita. Ma io sono ricca di altrettante cose e persone che sono rimaste e che non riuscivo a vedere, in questo periodo oscuro che manco Darth Vader. E oggi, me ne sono resa conto, tutto insieme. Oggi mi sono resa conto con l’assenza di quell’uomo che a volte, quando stiamo male, riusciamo a perdere di vista quello che ci sembra scontato e dovuto, ma che in realtà è ciò che rende la vita un miracolo. Amici, lavoro, rivincite, concerti, casa, cani, gatti, sole, neve, serie tv, persone nuove, persone vecchie che poi alla fine sono tutti piccoli pezzettini di noi.

Spero che il signor Fruttivendolo stia bene. Mi spiace non poter dire a qualche suo familiare, fosse il contrario, che la sua morte è servita ad una stronza per rimettersi in piedi.
Però, signor Fruttivendolo, in ogni caso, fosse domani o tra cinquant’anni, mi dispiacerà non vederla mai più.

Dicembre

Come ogni anno, Novembre non ha nascosto la sua arroganza, di chi toglie senza dare mai nulla, di chi distrugge quello che gli altri costruiscono. Novembre e io ci stiamo proprio antipatici, è evidente.

Ma eccolo lì, sulla soglia di casa Dicembre, accompagnato da un vento gelido che fischia e secca la pelle. Se ne sta lì con il maglione rosso, una palla di neve in mano, le lucine tutte addosso, come fosse un albero di Natale. Decido di salutarlo con gentilezza. Ride, carica il braccio e mi colpisce in faccia con la sua stupida palla di neve. Entra ridendo, mentre io immobile alzo gli occhi al cielo.  Sarà un mese lungo, ma io porterò tanta pazienza e non cederò alle sue sciocche provocazioni. Sarà un bel Natale. Sarà un bel Dicembre.