Luglio

Giugno mi ha portata al luna park. Sulle montagne russe mi ha fatto fare diversi giri, tanto da sentire i vuoti d’aria e la paura delle discese per poi risalire con l’ansia della nuova caduta verso il basso. Giugno è stato emozionante, che dire, mi ha congedata con un pensiero di speranza, di serenitá. Di possibilità. È con questo lascito che Luglio entra in casa, con una serenità riscoperta, dove io ho ritrovato il mio centro assoluto, dove ho risentito le mie radici piantate nel terreno. Luglio mi abbraccia mi sorride e mi guarda negli occhi con sincerità. E io voglio godermelo, oggi. Domani si vedrà.

Giugno

Maggio lascia la mia casa dopo aver pulito la cucina, l’ha lasciata intatta, come l’ha trovata. Ma maggio ha cucinato, l’ha sporcata, l’ha usata. Maggio non si è risparmiato, come, al contrario di solito faccio io.

Ha riportato vita, ha stuzzicato l’idea che il calore sia piacevole. E Maggio ha scaldato con il suo sole tutte le cose,

pulendole dalle ombre. Ma ora è andato, ha fatto le scale, ha preso il suo taxi e io l’ho seguito con lo sguardo finchè non è sparito dietro una curva. 

Giugno è già in terrazza, ad annaffiare i fiori colorati, mi porge un gelato al lampone e cioccolato, lo prendo e mi siedo ad aspettare che la luna piena sorga da dietro la montagna. Il vento lieve accarezza la mia pelle, bagnata dalla luce lunare.

Giugno mi mette una mano tra i capelli e mi accarezza. 

“Non sarà facile, vero?”

 “No.”

 “Ok. lo sapevo.” 

E restiamo li, in silenzio a guardare il cielo.

Febbraio

Tra nobiltá e borghesia, investigatori e sociopatici, ragazzini e paranormale, avvocati fraudolenti e segretarie innamorate, rapita dalle mie serie tv sotto un bel plaid giallo, accoccolata ai miei cani con la pioggia che bussa sul tetto, assaporo la serenità.
Dalla cucina mi raggiunge Febbraio con due tisane bollenti e un sorriso che rimette al mondo lo spirito. Metto la tv in pausa.
Febbraio si sdraia con la testa su di me e gli accarezzo dolcemente il viso. “Stai bene, biondina?” Si, rispondo. Sprofondo un po’ la testa sul cuscino, sento le labbra distendersi in un sorriso silenzioso e spontaneo.
Premo play, curiosa di vedere una nuova puntata della mia serie preferita.

Dicembre

Come ogni anno, Novembre non ha nascosto la sua arroganza, di chi toglie senza dare mai nulla, di chi distrugge quello che gli altri costruiscono. Novembre e io ci stiamo proprio antipatici, è evidente.

Ma eccolo lì, sulla soglia di casa Dicembre, accompagnato da un vento gelido che fischia e secca la pelle. Se ne sta lì con il maglione rosso, una palla di neve in mano, le lucine tutte addosso, come fosse un albero di Natale. Decido di salutarlo con gentilezza. Ride, carica il braccio e mi colpisce in faccia con la sua stupida palla di neve. Entra ridendo, mentre io immobile alzo gli occhi al cielo.  Sarà un mese lungo, ma io porterò tanta pazienza e non cederò alle sue sciocche provocazioni. Sarà un bel Natale. Sarà un bel Dicembre.

Novembre

Non mi piace mai veder fare le valigie ad Ottobre, così esco dalla stanza. Anche se quest’anno l’ho trovato un po’rigido è pur sempre il mio mese preferito e mi dispiace sempre quando se ne va.

Immersa nei miei pensieri ottembrini arriva un vento freddo, ma gentile. È Novembre, con i pantaloni blu e le bretelle, la camicia, il gilet e un cappello buffo. Ci accomodiamo in cucina, dove gli offro una cioccolata calda con la cannella che acquista più sapore nelle sue domeniche. La beviamo, parliamo e scherziamo. “Ehi, ti va di uscire?”

Braccio sotto braccio passeggiamo. Il cielo è azzurro, l’aria è fredda e gli alberi si spogliano ad ogni folata di questa fredda brezza di novità.

“Posso dirti il futuro, se vuoi, sará più semplice.”

“No. Va bene così. Sorprendimi”

E continuiamo a camminare, godendo del silenzio, tra una foglia e l’altra, scrivendo passo dopo passo ogni piccola curiosità.

Ottobre

Settembre si è rivelato, con quel suo fare rassicurante, con quel suo sguardo sedante, un ottimo alleato, portando con sé calore al cuore, prove da superare, alcune domande e molte risposte.

E mentre guardo fuori dalla finestra l’autunno colorare la montagna, ascoltando la pioggia battente, nel riflesso del vetro vedo la sua sagoma. Il mio Ottobre se ne sta lì, in piedi, con un maglione rosso, l’ombrello giallo in una mano e un pacchetto regalo nell’altra. Mi giro, corro da lui e buttandogli le braccia al collo gli sussuro quanto mi è mancato.  Adesso tutto, ma proprio tutto sembra essere più leggero. Quanto lo amo Ottobre! Lo prendo per mano e lo trascino in cucina emozionata, per la prima tisana della stagione. Mi guarda con gli occhi innamorati e mi porge il regalo. “Buon compleanno, bionda“.

Sorrido con il sorriso più spontaneo che ho e il cuore che batte forte forte. “L’ho visto e ho pensato a te” ammicca.

Come si fa a non amare Ottobre?