Aprile

Marzo è stato pazzerello, con quei riccioli discoli e quegli occhi al profumo di mare mi ha regalato molto. Marzo ha risvegliato i sensi, quelli che solo la primavera desta, quelli più profondi, Marzo ha toccato l’emotività, forse sopita da troppo. Concerti, parole, cuori rotti ricuciti, sorrisi e sole. Marzo mi distrae, dal solito Aprile che entra in casa di soppiatto, sono ancora avvolta da una coperta blu, cercando di contarmi i capelli, Aprile si sistema, in punta di piedi, come volesse non farsi sentire, stavolta. Me ne accorgo che è arrivato, ma mi accorgo anche della delicatezza con cui sta provando a non farsi notare, per cui lo assecondo. Canticchio una canzone “forse non è la felicità ciò che voglio, ma un percorso per raggiungerla” ed esco verso il sole. Aprile oggi vai bene anche tu.

Marzo

Febbraio è bene che faccia le valigie e le faccia presto. Come un ladro ha rubato molto, in soli ventotto giorni. È riuscito a prendersi progetti, lavori, persone, la mia barba preferita, persino la mia gatta. No. No Febbraio, non mi mancherai. Non ti guarderò andare via con il coltello sporco del mio sangue, mi siederò e aspetterò il rumore della porta che sbatte, senza nemmeno un ciao.

Marzo profuma di frittelle, ha la sciarpa a righe colorata, il borsalino e si siede vicino a me, strusciando il naso sulla mia guancia. Ma io sono arrabbiata e non ho voglia di smancerie. Marzo mi mette una mano sugli occhi e quando la toglie siamo in cima ad un dirupo, con il paracadute sulle spalle. Ho paura e sono stanca di emozioni così nevrotiche.
“Stai tranquilla biondina, non devi saltare per forza, ma nel caso ti annoiassi, sai come fare.”
Guardo il panorama mozzafiato, da quassù è bellissimo. Guardo Marzo, con i suoi occhi scuri sorridere e lanciarsi cadere all’indietro, nel vuoto. Io invece rimango qua, sul ciglio, a godere il sole, a guardare l’infinito. Respiro profondamente per fare entrare tutto quel verde e quel cielo nei polmoni.
Respiro profondamente. Ancora. Ancora. Ancora. E ancora.