Questioni di Misure

Ero una poco più che ventenne, non ero arrivata ancora al quarto di secolo. Stavo con un ragazzo molto apatico, da un paio d’anni. Sapevo che la storia stava volgendo al termine, anche perchè avevo messo gli occhi su un altro.. Insomma, segnali abbastanza forti che la mia relazione era agli sgoccioli. Eravamo vicino a Natale, ma nonostante ciò decisi di prendere coraggio per parlargli. Quella sera mi invitò a casa sua, disse che i genitori non c’erano e ne fui sollevata.

Arrivai dopo un lungo training autogeno e anche qualche respirazione nel sacchetto di carta.

Tolsi il cappotto, bagnato dalla neve e la sciarpa, anch’essa umida. Lui era nervoso, pensai che sicuramente stesse aspettando il fatidico discorso, visto quanto ero stata fredda nei mesi trascorsi.

Mi schiarii la voce, per iniziare a parlare, ma Lui disse che doveva dirmi una cosa.

Sgranai gli occhi: non poteva essere, ma stava mettendo la mano in tasca, per prendere qualcosa, che non poteva essere quello che stavo pensando. E invece, tirò fuori una scatolina, si, proprio di quelle con dentro gli anelli. Ricordo nitidamente quello che pensai in quel momento, una parola sola, ma decisamente eloquente: MERDA.

Aprii la scatolina, da ameba quale era nemmeno si era preparato un discorso, me la sventolò sotto al naso. In preda al panico presi l’anello, che grazie a Dio era enorme. Mi sembrò la mia via di uscita quell’anello così fuori taglia per il mio dito. Lui sembrò mortificato, non volle sentire ragioni e saltò in macchina subito per andare al centro commerciale e cambiarlo, lasciandomi in casa sua con le mani tra i capelli, senza sacchetto di carta, cercando di riagguantare i miei pensieri e tirarne fuori un piano che includesse un trasferimento estero rapido e indolore. Ma nulla. Lui tornò prima che ci riuscissi dicendomi che l’anello non si poteva stringere- meno male- e che prima di marzo non lo avrebbero cambiato. “marzo?! e chi ci arriva a marzo???” esplosi, tappandomi subito dopo la bocca. Mi chiese in che senso. Sperò che fosse per l’impazienza di indossarlo. Ma abbassai la testa, presi il cappotto, la sciarpa e me ne andai, senza nemmeno tentare di raccogliere i suoi pezzi di cuore sul tappeto.

Non lo rividi mai più, più per vergogna che per reale mancanza di volontà.

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