Dai baby

Erano gli anni dell’università fuori sede e come la maggior parte della gente condividevo la casa con altre persone. Veniva spesso un amico belloccio del mio inquilino. Quel pomeriggio ero sola a casa e suonò il campanello. Era Lui. Gli dissi che il suo amico non c’era, che sarebbe tornato dopo un paio d’ore, chiese se poteva aspettarlo lì, risposi di sì, di mettersi comodo, mentre io preparavo da bere.

Il tempo di prendere due birre dal frigo e un posacenere che tornai in salotto. Lui decisamente si era messo comodo, sdraiato sul divano come una dea greca, nudo come un verme, dalla testa ai piedi. Senza nemmeno un pelo addosso, totalmente depilato. In mostra la sua erezione, fiera, sicura e orgogliosa di essere lì, insieme a noi. Ahimè iniziai a ridere disperatamente, un po’ per il panico, un po’ per l’imbarazzo, un po’ immaginandomi in piedi, con due birre in mano davanti a questo David metrosuexual. Continuava a ripetermi “dai, vieni qui”, con una voce suadente e invitante che però non riuscivo a discostare da uno speaker di una pubblicità anni ’90. Ridevo in faccia a lui e al suo turgido affare che, attenzione, non si scomponeva nemmeno di una virgola. 

Adesso, lo so che è brutto da dire, ma pensai che di sicuro non avrei dato tutta me stessa, ma manco potevo mandarlo via a bocca asciutta, insomma, almeno il coraggio era da lodare. Inutile poi lamentarsi degli uomini che non prendono l’iniziativa se quando capita che lo fanno non li premi… no? Beh, si o no, io mi ci avvicinai, iniziai a baciarlo e insomma si, a fare quelle cose che piacciono agli uomini, nonostante il mio pensiero fosse ben lontano da quel divano, sicura di stare vivendo una situazione tragicomica. Ero lì che pensavo che non poteva andarmi peggio che lui se ne esce con “dai, baby, leccami il culo”.

D A I B A BY L E C C A M I I L C U L O.

Scoppiai a ridere nuovamente. Non so se per tutto il periodo, per la parola Baby o per la parola culo. Ma iniziai a ridere sincopaticamente, di quelle risa da lacrime e tosse. Cari lettori, care lettrici, lui e la sua turgida cosa non si scomposero e di nuovo disse “dai, baby, vieni qui”. Ovviamente nelle risate continuavo a dire di no, che non potevo davvero proseguire oltre, lo pregavo di rivestirsi senza riuscire a prendere fiato dalle risate. 

Il mio coinquilino cambiò casa dopo un paio di settimane e quel pazzo ragazzo depilato non lo rividi mai più. 

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6 comments

  1. lascantastorie · aprile 18, 2016

    Ahahhaha sei una grande!!!

    Mi piace

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