Le quattro stagioni

Erano lì, separati da un angolo di muro, lui nel locale di rito, lei nel suo. Li divideva un angolo. Un angolo soltanto. Si erano incrociati, ma non se ne erano nemmeno accorti. Mentre lei percorreva la strada principale, lui le veniva incontro, salutando questo e quello. Lei assorta al suo telefono gli è passata accanto, per girare l’angolo pochi metri dopo.

Si conobbero per caso, una notte di luna piena, si parlarono per gioco, cercavano la stessa cosa e la trovarono. Si innamorarono semplicemente, la prima volta che fecero l’amore si sentirono dentro un film romantico. Uscirono insieme verso nottate piene di magia, la loro cittá divenne Parigi, nonostante Parigi non fosse. Camminarono mano nella mano nelle sere d’estate. Abbracciati, invece, sotto la pioggia autunnale. L’inverno regaló loro un albero di Natale, un bel camino accesso, con la fiamma alta che bruciava, come loro; i film che lei amava, guardati abbracciati stretti sul divano. Il whisky che amava lui, bevuto a tarda notte, con la brace silenziosa che scoppiettava piano fino a spegnersi. Ma loro parlavano, ridevano, costruivano i loro riti, a volte fino all’alba. In primavera piantarono i loro fiori, potarono i vecchi. Si scaldavano al primo solicino, lei metteva il maglioncino all’imbrunire, lui si avvicinava e la scaldava nel suo abbraccio, che a lei sembrava tutto il mondo che desiderava. L’estate arrivó torrida, gli abbracci divennero fastidiosamente umidi e sudati, brució i loro fiori. Ridere sembró improvvisamente difficile, forse impossibile. Le loro strade, nell’estate che bruciava, si separono.

In quella sera di settembre, di nuovo mite, loro erano lì, separati da un angolo di muro. Divisi da un angolo. Di tutte le stagioni vissute non c’era più niente. Si erano sfiorati, non si erano visti. Così vicini, ma ormai così lontani.

Non si sarebbero visti mai più. Separati da quell’angolo di muro, che in realtà era diventata una fortezza inespugnabile.

Febbraio

Tra nobiltá e borghesia, investigatori e sociopatici, ragazzini e paranormale, avvocati fraudolenti e segretarie innamorate, rapita dalle mie serie tv sotto un bel plaid giallo, accoccolata ai miei cani con la pioggia che bussa sul tetto, assaporo la serenità.
Dalla cucina mi raggiunge Febbraio con due tisane bollenti e un sorriso che rimette al mondo lo spirito. Metto la tv in pausa.
Febbraio si sdraia con la testa su di me e gli accarezzo dolcemente il viso. “Stai bene, biondina?” Si, rispondo. Sprofondo un po’ la testa sul cuscino, sento le labbra distendersi in un sorriso silenzioso e spontaneo.
Premo play, curiosa di vedere una nuova puntata della mia serie preferita.

Dicembre

Come ogni anno, Novembre non ha nascosto la sua arroganza, di chi toglie senza dare mai nulla, di chi distrugge quello che gli altri costruiscono. Novembre e io ci stiamo proprio antipatici, è evidente.

Ma eccolo lì, sulla soglia di casa Dicembre, accompagnato da un vento gelido che fischia e secca la pelle. Se ne sta lì con il maglione rosso, una palla di neve in mano, le lucine tutte addosso, come fosse un albero di Natale. Decido di salutarlo con gentilezza. Ride, carica il braccio e mi colpisce in faccia con la sua stupida palla di neve. Entra ridendo, mentre io immobile alzo gli occhi al cielo.  Sarà un mese lungo, ma io porterò tanta pazienza e non cederò alle sue sciocche provocazioni. Sarà un bel Natale. Sarà un bel Dicembre.