Gli abitanti del mio cuore

Era il periodo natalizio, lavoravo in un negozio chic nel centro storico della mia città. Parcheggiavo lontano, fuori dalle mura, così da non spendere tutto quel che guadagnavo in parcheggio.

La passeggiata dalla macchina al negozio era piacevole, attraversavo una delle parti della città che preferivo.

Era un pomeriggio grigio, aveva nevicato nelle vicinanze, ma non in città. Il clima era freddo, il Natale si avvicinava, insieme al senso di solitudine che lo pervade.

Passando davanti al teatro, poco prima del mio arrivo, un ragazzo davanti a me lasciò la scia di quello che è il profumo forte e deciso di mio fratello (di diritto ma non di sangue, ora dall’altra parte dell’emisfero, impegnato nella sua carriera). Chiusi gli occhi e inspirai a pieni polmoni. Prese forma davanti a me mio fratello (di diritto ma non di sangue), con mia cognata camminanti mano nella mano. Li immaginai fermarsi e baciarsi, come nella foto che gli feci in vacanza a Venezia, che tengo sull’orologio tecnologico che una volta era suo e che ha dato a me come tutte le volte, quando ne compra uno nuovo; io lo uso non per necessità, ma per sentirlo più vicino.

Li immaginai felici vicini a me. Belli, splendenti. Li immaginai ridere nei loro cappotti.

Pochi passi più tardi, l’uomo dal profumo fraterno cambiò strada, rispetto alla mia. L’odore svanì, ma non l’immagine di casa, di cui avevo tanto bisogno in questo Natale che come un’ombra si stava avvicinando, portando luci e canzoni e regali per taluni, ma una punta di dolore e malinconia per altri.

Mi resi conto però di come a volte basti un profumo forte e deciso per curare le assenze di chi risiede di diritto nel proprio cuore e che il dolore e la malinconia erano sempre meno protagoniste dei miei dicembre.

Sorrisi, giunta a destinazione. Aprii la porta e accesi tutte le lucine e i carillon natalizi del negozio chic nel centro della mia città.

Dicembre 2.0

Novembre è partito, ha messo in fila le carte per il suo collega Dicembre, che non tarda a battermi la mano sulla spalla. Dicembre è stato sempre “quello del Natale”. Quello del Grinch, quello di Scrooge.

Quest’anno Dicembre sorride. Quest’anno Dicembre, non spaventa, non angoscia, non ha più quel potere di farmi sentire sola. Ho costruito. Ho costruito cose buone e ho distrutto. Ho distrutto senza pietà ció che andava inesorabilmente distrutto. Mi sono circondata di bene. Ho scelto per me il meglio. Ho escluso ció che era tossico. Mi sono riedificata. Il benessere, è vero, non è altro che la volontà stessa di voler star bene, partendo da se stessi, destrutturandosi con dolore e fatica.

E l’albero di Natale, improvvisamente, non è più un nemico.

L’inverno è arrivato

Durammo il tempo di una stagione. Un autunno bellissimo pieno di cose meravigliose. Durammo il tempo di una stagione anche se il tempo sembró fermarsi, qualche volta, sdraiati nel letto per 48 ore, senza che l’uno volesse lasciare l’altra. Festeggiammo il suo compleanno con una torta che mai si consuma e lo portai persino a Parigi, al Mouline Rouge, ma tra le nostre lenzuola. Lui invece mi portó indietro nel tempo, con un uomo a cavallo che correva e navigava e io contenta e felice avevo tutto quello che volevo. Lui lo sapeva, lo vedeva e si sentiva un re, uomo accanto ad una donna.

Durammo il tempo di una stagione, una stagione in cui sperimentammo un sacco di cucine perchè ci divertiva ed era una cosa nostra. Mi fece un nido, dove io mi sentivo in pace. Non mi spaventava mai, nonostante di tanto in tanto un temporale affligesse i suoi pensieri, ma mai, mai, i suoi lampi e i suoi tuoni mi spaventarono. E questo lo rasserenava, lo vedevo il sole tornare. Condivideva i suoi cieli e io i miei, per farlo sentire più a casa, più vicino, quando era lontano e perso. Costruí una casa tutta nostra, solo per noi, viola e piena di palloncini, perchè sapeva che mi mettevano gioia. Mi teneva al sicuro, al sicuro anche da sè, ma io non capivo perchè. Le cose belle si sa, durano il tempo di una stagione e come spesso (mi) accade quando si sale così in alto bisogna voler volare e lui non volle. Non volle salire di più. E io sono una che porta parecchio su nel cielo, diceva. Soffriva di vertigini pare e la mia mano non la volle più afferrare, seppur ci pensasse constantemente, seppur in fondo al cuore volesse me. Cominció, mattoncino lego dopo mattoncino lego a fare un muro bellissimo e coloratissimo, che nemmeno mi pareva un muro vero, divertente e allegro, ma sempre un muro era. E noi non eravamo più alla fine degli anni 80, dove i muri venivano buttati giu. Noi eravamo alla fine degli anni 10 dei 2000, dove muri ne mettevamo ovunque, ad ogni confine.

Fu così che arrivó il solstizio d’inverno e quella luna lo portó via.

Non lo vidi mai più ma resta il fatto che fu una stagione bellissima.

Dicembre

Come ogni anno, Novembre non ha nascosto la sua arroganza, di chi toglie senza dare mai nulla, di chi distrugge quello che gli altri costruiscono. Novembre e io ci stiamo proprio antipatici, è evidente.

Ma eccolo lì, sulla soglia di casa Dicembre, accompagnato da un vento gelido che fischia e secca la pelle. Se ne sta lì con il maglione rosso, una palla di neve in mano, le lucine tutte addosso, come fosse un albero di Natale. Decido di salutarlo con gentilezza. Ride, carica il braccio e mi colpisce in faccia con la sua stupida palla di neve. Entra ridendo, mentre io immobile alzo gli occhi al cielo.  Sarà un mese lungo, ma io porterò tanta pazienza e non cederò alle sue sciocche provocazioni. Sarà un bel Natale. Sarà un bel Dicembre.