Dicembre 2.0

Novembre è partito, ha messo in fila le carte per il suo collega Dicembre, che non tarda a battermi la mano sulla spalla. Dicembre è stato sempre “quello del Natale”. Quello del Grinch, quello di Scrooge.

Quest’anno Dicembre sorride. Quest’anno Dicembre, non spaventa, non angoscia, non ha più quel potere di farmi sentire sola. Ho costruito. Ho costruito cose buone e ho distrutto. Ho distrutto senza pietà ció che andava inesorabilmente distrutto. Mi sono circondata di bene. Ho scelto per me il meglio. Ho escluso ció che era tossico. Mi sono riedificata. Il benessere, è vero, non è altro che la volontà stessa di voler star bene, partendo da se stessi, destrutturandosi con dolore e fatica.

E l’albero di Natale, improvvisamente, non è più un nemico.

Ottobre❤️

Settembre gentile e profumato indossa il borsalino per lasciare spazio al mio adorato Ottobre. Sicuramente arriverà, a momenti. Lo so per via del colore della montagna, che piano piano si tinge di autunno. E io lo aspetto, mi sistemo bene davanti allo specchio, i capelli ben pettinati, l’abito blu pulito e profumato. Suona alla porta, non lascio staccare il dito dal campanello che giá ho aperto la porta, come una ragazzina innamorata aspetta il ragazzino dei suoi sogni. Ottobre è lì, con il suo meraviglioso sorriso, la giacca marrone, l’adorabile maglione rosso e una sciarpina gialla, che tira vento e in questa stagione il mal di gola è in agguato. Ottobre è lì e io lo abbraccio. Lo abbraccio forte. Lui mi stringe, mi guarda negli occhi “ho un sacco di regali, per il tuo compleanno, ci penso io a te.” e mi riabbraccia nuovamente, facendomi fare una piroetta.

In sottofondo una canzone di Capossela.

Oh, si. Ottobre, tu sei proprio il mio preferito.

Eccomi a casa

Non si può piacere a tutti. Io ho avuto la sfortuna di non piacere alla maggior parte della mia famiglia. Ci sono voluti molti anni per superare questa cosa. Quando non piaci a qualcuno a cui dovresti piacere di default ti senti sempre l’esclusa e l’abbandonata. E giù complessi che non ti permettono di vivere serenamente. Fortunatamente però, io una famiglia me la sono costruita nel tempo, un branco sgangherato, che mi ha fatta sentire protetta, che mi sostiene ogni giorno e che mi sceglie ogni giorno. Fortunatamente (e lo dico oggi, con leggerezza) le persone tossiche, quelle che ti fanno sentire sbagliata, quelle che ti fanno sentire sempre giudicata e mai libera di esprimere te stessa, perché te stessa non gli piace proprio, se ne sono andate da sole. Come una magia, dove all’inizio rimani perplessa, dove ti senti spaesata, ma poi, giorno dopo giorno, ti rendi conto che erano come un veleno che ti entrava nelle vene, con la loro rabbia, la loro perfidia, il loro opportunismo costante e incontrollato.

Successivamente la loro sparizione graduale io sono migliorata. Questo mi ha portata a riflettere su una cosa importante. L’ambiente. Il nostro ambiente. Quello che viviamo tutti i giorni. Per essere sereni (sereni, non felici, perché è la serenità quella che va conquistata ogni giorno) è necessario partire dalla pulizia del proprio ambiente. Finchè non si avrà il coraggio di rendersi conto che alcune persone sono tossiche, non si riuscirà mai a vivere serenamente, poiché il loro male invaderà e toccherà ciò che tentiamo di costruire.

Pulire il proprio ambiente è fondamentale, riuscire a distaccarsi da chi ci fa male, schermare chi ci fa sentire inadeguati. Questa, a mio parere, è la base per poter mettere fondamenta solide per la nostra esistenza, per la nostra serenità, per quei picchi di felicità che ci meritiamo.

Ho messo i primi mattoncini. Sarò una casa bellissima. Sarò la casa che voglio essere.

Settembre 2.0

Agosto pieno di mare, di grotte, di mostri malvagi e di eroi buoni chiude i battenti, lasciandomi tra le braccia di Settembre, dolce come i fichi e fresco come l’autunno.

Settembre mi carica di lavoro, di cose da fare, ma sa compensare con regali inaspettati e abbracci sicuri. Settembre, con la sua camicia rossa e blu mi sorride, mentre riempie la mia casa di persone nuove e belle, di calore, di persone collaudate e di serenità. Mentre io non me ne accorgo, come un carpentiere, butta le basi per il nuovo autunno.

Così mi affaccio alla finestra aspettando che la montagna diventi rossa e gialla, il gatto mi passa sotto il mento sul davanzale, l’aria è fresca.

Com’è buono il profumo dell’autunno.

Agosto 2.0

Luglio si congeda con un sorriso di tenerezza, un abbraccio che viene da lontano. Luglio è stato molto buono con me, mi ha protetta, mi ha addolcita e mi ha rasserenata. Adesso lascia spazio ad Agosto, che un po' mi spaventa, che un po' mi preoccupa, anche se continuo a ripetermi che andrà tutto bene, anche se non posso proprio saperlo. Agosto, con il suo cappello di paglia, é allegro, vacanziero, pronto con la maschera da snorkeling. Sono diversi anni che Agosto non è più quello di quando ero ragazzina. Gli sorrido, nonostante ancora io non sappia se potermi fidare. Lo faró lentamente, giorno dopo giorno, con un po'di attenzione in più. Intanto, comunque, al mare ci vado, mi butteró e nuoteró. Alla fine si vedrà.

Luglio

Giugno mi ha portata al luna park. Sulle montagne russe mi ha fatto fare diversi giri, tanto da sentire i vuoti d’aria e la paura delle discese per poi risalire con l’ansia della nuova caduta verso il basso. Giugno è stato emozionante, che dire, mi ha congedata con un pensiero di speranza, di serenitá. Di possibilità. È con questo lascito che Luglio entra in casa, con una serenità riscoperta, dove io ho ritrovato il mio centro assoluto, dove ho risentito le mie radici piantate nel terreno. Luglio mi abbraccia mi sorride e mi guarda negli occhi con sincerità. E io voglio godermelo, oggi. Domani si vedrà.

La prima volta

Adoro le prime volte. Le prime volte sono esplosioni di gioia. Le prime  volte sono quelle esperienze che fai una sola volta nella vita e naturalmente la persona con cui le condividi o il momento in cui le fai rimarrano indelebili per sempre. POTENTE.

Un’altra specialità delle prime volte è che crescendo diventano rare.

La prima volta per antonomasia ovviamente è quella sessuale. Ma non penso sia per una questione etica. Penso piuttosto che sia perchè hai (o almeno dovresti avere) un’età in cui sei cosciente di quello che fai. Insomma, è decisamente più importante la prima volta che hai camminato o che hai parlato, ma non te lo ricordi, eppure per i tuoi genitori sarà un momento indelebile. Invece la prima volta che fai l’amore con qualcuno lo decidi. Lo scegli. È la prima volta che decidi di donare qualcosa di te a qualcuno. E sarà solo e per sempre di quel qualcuno.

Sono importante anche, ad esempio, il primo giorno di scuola o di lavoro. Ma io preferisco di gran lunga le prime volte “emotive”. Perchè quest’ultime diventano sempre più rare crescendo.

Mi piace vivere prime volte, ma io, preferisco essere la prima volta di qualcuno. Mi fa sentire speciale. Mi piace diventare parte della storia di un essere umano. È una sorta di egocentrismo, o forse più probabilmente, una scappatella per sopperire al senso di abbandono. Se sarò la prima volta per qualcuno non mi dimenticherà mai. Però è così, io porto con me tutte le persone con cui ho avuto prime volte e anche se molte non so che fine abbiano fatto, mi piace pensare di essere nel cassetto dei ricordi legata alle prime volte che ho regalato.

Poi ci sono le prime volte personali, quelle che non saranno mai di nessuno, ma solo tue. La prima volta che hai visto un quadro di cui ti innamori, la prima volta che hai fatto l’amore con te stessa, la prima volta che ti è battuto il cuore per qualcuno, la prima volta che hai superato un ostacolo e sei stata fiera di te.

Le prime volte sono belle. E più diventano rare più diventano importanti. Perchè quando sarai adulto chi riuscirà a regalarti una prima volta, automaticamente meriterà attenzione.

E allora, adesso, giochiamo, facciamoci questa domanda: quand’è l’ultima volta che hai fatto o provato qualcosa per la prima volta?

Lo spazio nel mezzo

Era una caldissima giornata estiva, raggiungevo Firenze per un appuntamento lavorativo, mentre mi spostavo in treno la persona da incontrare mi dette clamorosamente buca. Era un periodo molto strano della mia esistenza, le cose non andavano mai bene, nonostante mi impegnassi costantemente, gli eventi sfuggivano come anguille al mio controllo. Più provavo a rimontare in sella, più la vita mi teneva a terra. Adesso anche questa. Ormai avevo prenotato l’albergo e il treno di ritorno per il giorno successivo. Arrivai in stazione, desolata, ma decisa ancora una volta a cambiare a mio favore questo mood di maiunagioia che si stava accanendo nei miei confronti. Il caos di turisti mi fece sentire subito a disagio, come un pesce controcorrente che nuotava in mezzo a banchi e banchi di sardine. Individuai forse l’unico uomo solitario come me e gli andai incontro per chiedere delle informazioni su dove andare. “non lo so, mi spiace, non sono di qua, purtroppo anzi, ci sono per caso, ho perso la coincidenza con l’altro treno” sorrisi, dicendogli che anche io mi trovavo a vagare per questa città che tutti sanno essere bellissima ma che a me pareva solo torrida. “vuoi un caffè?”

Bevemmo il caffè ridendo sarcasticamente delle coincidenze. Stavamo bene, venne quasi da sè pensare di fare i turisti anche noi, almeno fino al tardo pomeriggio, ora in cui Lui avrebbe dovuto prendere il suo treno.

Tra Santa Maria del Fiore e piazza della Repubblica ridemmo un sacco, era un tipo decisamente sicuro di sè. Non era di quelli belli canonici, diceva Lui, perchè io lo trovavo decisamente molto più affasciante di tanti altri belli che però sono solo belli. La fierezza di quello sguardo intelligente, il sorriso cristallino che cambiava i suoi occhi rendendoli timidi e gioiosi, la postura così sicura, con quelle spalle aperte, come a dire “eccomi, accoglietemi e io vi accoglierò”.

Ad ogni passo i nostri discorsi diventavano sempre più intimi, ad ogni parola sembrava di specchiarsi nell’altro, sembrava di leggere il libro di se stessi. È possibile tutto questo con uno sconosciuto? Camminando sotto il sole torrido anche il contatto fisico aumentava esponenzialmente, sempre più vicini, così come vicino era il momento di salutarsi.

ma senti, è una follia, ma se il treno lo prendessi domani, anche io

La bellezza di quella frase, risuonò nel mio cervello come un notturno di Chopin. “io ho una camera pagata, insomma, è una doppia, si ecco, se ti va potremmo andarci, sono ore che camminiamo..”

Il suo sguardo mostrò il lato malizioso e ludico.

Salimmo in camera, ci docciamo entrambi per poi sdraiarci rivolti l’uno verso l’altro in questo letto blu, dai cuscini soffici. Si avvicinò alle mie labbra, continuando a parlarmi di questo e quello, che onestamente non seguivo, concentrata sul suo odore, sul suo fiato addosso. Sulla forma delle sue labbra, sui suoi occhi profondi, che raccontavano sincerità e serenità, questa volta.

Facemmo l’amore, si, ovviamente lo facemmo, va bene la spiritualità, ma qui siamo fatti di carne, non scordiamocelo. Ma per la prima volta non fu quello ad avere importanza, bensì tutto quello che ci fu successivamente. Abbracci, baci, tenerezze, come se entrambi aspettassimo l’altro per poter riposare dalle nostre battaglie quotidiane, come se entrambi avessimo bisogno di riposarci abbandonati addosso a qualcuno che potesse comprendere il nostro io più profondo. Rimanemmo così tutta la notte.

Entrambi permettemmo all’altro di scavalcare ogni difesa creata ad arte da noi stessi per proteggerci. Non ce ne accorgemmo nemmeno, ma eravamo nudi, eravamo stati in grado di spogliarci o di farci spogliare, da ogni sovrastruttura, da ogni strategia, eravamo solo noi. Stretti. In pace. Sarebbe potuta accadere qualsiasi cosa, noi eravamo lì, nudi, indifesi e mai come in quell’istante forti e protetti.

Fu sublime, quella notte.

La mattina successiva, ci svegliammo ancora in quell’abbraccio, lo godemmo ancora un po’ con il sole del mattino, che ancora non bruciava, ma che con semplicità illuminava.

Andammo alla stazione, il suo treno era li, pronto per portarlo alla sua vita. Mi abbracciò, forte, mi ringraziò per averlo arricchito, per tutto questo bene, per tutto QUESTO.

Salì sul treno. Improvvisamente mi accorsi di non avere nessun suo contatto, la realtà mi aveva presa alla sprovvista, fu tutto talmente bello da non esserci lasciati nè un numero nè un contatto facebook. Corsi lungo tutto il treno, dal binario, per ritrovarlo, il treno stava partendo, lui si affacciò trafelato da un finestrino “non ho il tuo numero” urlò.

Ma ormai il treno era in corsa.

Non lo rividi mai più.

Sai io credo che se esistesse un qualsiasi Dio, non sarebbe in nessuno di noi. Né in te, né in me. Ma solo in questo piccolo spazio nel mezzo. Se c’è una qualsiasi magia in questo mondo, deve essere nel tentativo di capire qualcuno condividendo qualcosa. Lo so, è quasi impossibile riuscirci, ma che importa in fondo? La risposta deve essere nel tentativo.”