Eccomi a casa

Non si può piacere a tutti. Io ho avuto la sfortuna di non piacere alla maggior parte della mia famiglia. Ci sono voluti molti anni per superare questa cosa. Quando non piaci a qualcuno a cui dovresti piacere di default ti senti sempre l’esclusa e l’abbandonata. E giù complessi che non ti permettono di vivere serenamente. Fortunatamente però, io una famiglia me la sono costruita nel tempo, un branco sgangherato, che mi ha fatta sentire protetta, che mi sostiene ogni giorno e che mi sceglie ogni giorno. Fortunatamente (e lo dico oggi, con leggerezza) le persone tossiche, quelle che ti fanno sentire sbagliata, quelle che ti fanno sentire sempre giudicata e mai libera di esprimere te stessa, perché te stessa non gli piace proprio, se ne sono andate da sole. Come una magia, dove all’inizio rimani perplessa, dove ti senti spaesata, ma poi, giorno dopo giorno, ti rendi conto che erano come un veleno che ti entrava nelle vene, con la loro rabbia, la loro perfidia, il loro opportunismo costante e incontrollato.

Successivamente la loro sparizione graduale io sono migliorata. Questo mi ha portata a riflettere su una cosa importante. L’ambiente. Il nostro ambiente. Quello che viviamo tutti i giorni. Per essere sereni (sereni, non felici, perché è la serenità quella che va conquistata ogni giorno) è necessario partire dalla pulizia del proprio ambiente. Finchè non si avrà il coraggio di rendersi conto che alcune persone sono tossiche, non si riuscirà mai a vivere serenamente, poiché il loro male invaderà e toccherà ciò che tentiamo di costruire.

Pulire il proprio ambiente è fondamentale, riuscire a distaccarsi da chi ci fa male, schermare chi ci fa sentire inadeguati. Questa, a mio parere, è la base per poter mettere fondamenta solide per la nostra esistenza, per la nostra serenità, per quei picchi di felicità che ci meritiamo.

Ho messo i primi mattoncini. Sarò una casa bellissima. Sarò la casa che voglio essere.

Settembre 2.0

Agosto pieno di mare, di grotte, di mostri malvagi e di eroi buoni chiude i battenti, lasciandomi tra le braccia di Settembre, dolce come i fichi e fresco come l’autunno.

Settembre mi carica di lavoro, di cose da fare, ma sa compensare con regali inaspettati e abbracci sicuri. Settembre, con la sua camicia rossa e blu mi sorride, mentre riempie la mia casa di persone nuove e belle, di calore, di persone collaudate e di serenità. Mentre io non me ne accorgo, come un carpentiere, butta le basi per il nuovo autunno.

Così mi affaccio alla finestra aspettando che la montagna diventi rossa e gialla, il gatto mi passa sotto il mento sul davanzale, l’aria è fresca.

Com’è buono il profumo dell’autunno.

Alla pugna!

Viviamo in un’ epoca strana. Viviamo in un’ epoca dove la paura è padrona. In ogni campo. Abbiamo paura di non arrivare a fine mese, abbiamo paura del terrorismo, abbiamo paura delle persone diverse da noi, abbiamo paura di rimanere soli, abbiamo paura di stare con qualcuno.

La paura ci paralizza. Questa paralisi, spesso ci fa perdere un sacco di opportunità. Abbiamo paura di essere felici, di stare bene perchè in passato non lo siamo stati, abbiamo sofferto, siamo caduti e rialzarci è stato doloroso. Ma come si fa a non avere coraggio davanti alle cose belle? Può essere davvero che la paura di fallire ci condizioni a tal punto da non rischiare più? Il passato e le cose che ci sono successe possono davvero rischiare di compromettere il futuro? Non sono convinta di voler stare a guardare la mia vita come se fosse un film, senza viverla davvero, senza sentire il freddo e il calore sulla pelle. È doloroso? Si, certo che lo è, mettersi in gioco lo è sempre, ma se una determinata cosa dovesse essere bella, piuttosto che tragica, non perderei molto di più che non viverla? Le armature pesano, ci affaticano e ci rallentano. Le campane di vetro sotto cui ci mettiamo si rompono, si sgretolano, perchè che lo vogliamo o no, la vita ci inonda e quando l’onda è più alta, non ci sfiora solamente, ma ci porta via, che ci piaccia o no. Con o senza protezioni. Forse sarebbe più utile pensare ad un salvagente, piuttosto che a delle zavorre, ad un giubbottino che ci sappia tenere a galla, ma nel mare, riuscire a nuotarci. Perchè poi, quando siamo lì, a fare il morto a galla, con il sole che ci accarezza l’anima, cavolo se si sta bene. E vale la pena, per paura di affogare, non provare questa sensazione? No.

Sbagliamo protezioni. Preferiamo evitare una cena, che magari ci avrebbe portato delle risate; un viaggio, che ci avrebbe arricchiti; una conoscenza lontana da noi, che ci avrebbe fatto conoscere una cultura diversa; una storia d’amore che per chissà quanto tempo ci avrebbe fatto sentire i re del mondo.

Preferiamo le armature pesanti ai braccioli.

E allora, io sono le mie scelte. Io sono padrona di me stessa. Non la paura, ma io.

Io voglio nuotare, voglio rischiare di essere felice, piuttosto che rischiare di essere paralizzata e apatica. Voglio rischiare di stare bene, anche se questo mi potrebbe procurare dei lividi, anzi, anche se questo mi provocherà sicuramente dei lividi. Ma almeno ci avrò provato. Almeno, guardandomi allo specchio vedrò me stessa e non il mio fantasma.

Io voglio avere coraggio. Perchè un cavaliere non è fatto di armatura, bensì del suo cuore impavido.

Alla pugna!

La nave fantasma 

Ci sono quei periodi dove non hai voglia realmente di una storia, ma allo stesso tempo non credi nei trombamici, ma uno che ti piace c’è. Immaginiamo la situazione idilliaca, che l’altro si trovi nel medesimo mood.

Ecco. Oltre a rivoltarsi nelle lenzuola (e dove più vi ispira) come ricci, cos’altro si può fare? Riflettevo sulle categorie di cose che rendono una frequentazione più virata alla relazione invece che alla semplice conoscenza.

Insomma, la cena è evidentemente una cosa impegnativa, una cosa che ci va un po’ stretta, che un pochino mette il cappio al collo. Si va a cena insieme quando due hanno mire coppiesche, non di conoscenza mera e semplice. Dividere un pasto è una roba intima. Intima ma condivisa con gli altri. Perché sei allo scoperto. Diversamente potrebbe essere dormire insieme. Sicuramente la cosa più intima mai inventata, ma se la relazione sessuale va avanti  reiteratamente potrebbe essere una prolunga per poi rifare sesso nuovamente. Io sono una fautrice del dopo ognuno a casa sua, ho chiuso inizi di frequentazioni a causa di uomini già pronti con lo spazzolino la prima sera. Ma diciamo che se due prendono una buona intimità, perché no?

Assolutamente niente smancerie in pubblico, questo va diretto sotto la categoria “relazione”. Ci si dovesse incontrare casualmente nei soliti posti, saluti, baci, tre chiacchiere. Poi ognuno alla sua serata. Questo tra l’altro gonfia a dismisura la libido perché a fine serata niente vi vieta di trovarvi da qualche parte e scopare come conigli, dopo esservi mandati segnali in incognito, dipende sempre dal grado di complicità tra le parti.

Mostre ed eventi culturali: dipende. Dipende da quanta gente conoscete che frequenta musei. Se si ha poca possibilità di incontrare persone allora perché no?  Il cinema lo immagino già più impegnativo.

Ed eccoci all’essenza della questione: la frequentazione virata al semplice stare bene, senza secondi fini, solo per allegria e senza pensieri deve necessariamente essere tenuta all’oscuro. Deve essere assolutamente protetta da sguardi esterni, social e chiacchiericci. Questo passaggio è F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E. Due individui che non hanno voglia di finalità coppiesche non vogliono domande. Nè fatte per sé, né tanto meno fatte dagli altri. Riuscire a mantenere proprio quell’angolo di spensieratezza umana risulta la carta vincente per far sì che la cosa vada avanti. Inevitabilmente questo sotterfugio bianco aumenterà il desiderio rendendo tutto un gioco divertente, allegro e leggero. Giocare è così sottovalutato in questi ultimi anni, è tutto sempre così serio e grave. Ma giocare con la libido è gioia pura. Credetemi. Come lasciarsi andare a un sano, intenso, violento orgasmo mentre stai scriv